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Comitato per il centenario
della Grande Guerra

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Una guerra di meraviglie?

Realtà e immaginario tecnologico nelle riviste illustrate della Prima guerra mondiale

Attraverso le immagini delle riviste illustrate e di divulgazione tecnoscientifica dell’epoca, l’esposizione “Una guerra di meraviglie?” racconta da una parte la realtà delle principali innovazioni tecniche che forgiarono il paesaggio fisico e mentale della prima guerra mondiale e dall’altra le invenzioni mai realizzate che articolisti e illustratori proponevano per risolvere il conflitto. Attraverso armi che mai videro il campo di battaglia e le fantasie di inventori amatoriali l’esposizione racconta un immaginario tecnologico che ebbe un reale effetto tanto sull’idea di “guerra” quanto sull’ idea di “scienza” e comunicazione scientifica

Durata del progetto

2016 - 2017

Descrizione

“Una guerra di meraviglie?” nasce da una collaborazione tra il Centro Interuniversitario di Storia Culturale (CSC), sede di Padova e il Comitato d’Ateneo per il Centenario della Grande Guerra dell’Università di Padova, finanziata dalla Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio per gli Anniversari di Interesse Nazionale.

La ricerca, condotta da Federico Mazzini e volta all’imbastimento di una mostra, alla pubblicazione di un catalogo e alla pubblicazione dei risultati in un articolo scientifico, ha indagato come la novità degli elementi tecnologici emersi durante il primo conflitto mondiale sia stata percepita, reinterpretata e rappresentata dalla stampa periodica di divulgazione scientifica negli Stati Uniti, Italia, Regno Unito e Francia.

Il lavoro si è diviso in due parti. In primo luogo si è effettuata una comparazione tra le strategie retoriche e grafiche usate in diversi paesi per comunicare a un pubblico non specialistico le più sconcertanti novità tecnologiche del conflitto, quali il fuoco automatico, i gas tossici, i mezzi corazzati, l’aviazione, i sommergibili. In secondo luogo si sono isolate quelle tecnologie che, mai impiegate nel conflitto e in alcuni casi soltanto immaginate, sono state tuttavia presentate al pubblico occidentali come perfettamente credibili e in alcuni casi persino risolutive. In questo “immaginario tecnologico” del conflitto si è individuata un’espressione di quella che G. Mosse ha chiamato la “trivializzazione” del conflitto, il depotenziamento dei suoi aspetti più violenti e sconcertanti e la sua riduzione a fenomeno di intrattenimento ad uso della popolazione civile. Le riviste di divulgazione scientifica hanno contribuito, in gradi diversi a seconda della singola pubblicazione, a difendere l’idea della Grande Guerra come espressione non della barbarie tecnologica ma del progresso tecnico e scientifico. La ricerca ha analizzato quali fossero i temi preferiti del processo di trivializzazione della guerra attraverso la tecnologia (in particolare l’aviazione e la guerra navale, con una spiccata reticenza a trattare la guerra di trincea) e ha indagato come il processo di trivializzazione si sia applicato a diverse tecnologie, reali o immaginate, e in diversi contesti nazionali.

Nel corso dell’indagine è emerso, soprattutto nelle strategie grafico-retoriche riviste anglosassoni, un ulteriore intenzione narrativa: quella di difendere il ruolo dell’individuo nel processo di creazione della conoscenza tecno-scientifica e, di conseguenza, nella guerra tecnologica. Nel momento in cui i motori dell’innovazione erano ormai diventati i centri di ricerca industriali ed universitari, le riviste sceglievano le invenzioni presentate dagli uffici brevetti ed attivamente incitavano i propri lettori ad applicare il proprio genio ai problemi tecnici (reali o immaginati) della guerra. Nel difendere l’idea ottocentesca della scienza come impresa eroica e individuale – nel affermare, in altre parole, che ogni lettore era un Edison in potenza – le riviste assolvevano a un altro compito fondamentale della trivializzazione, quello di ridurre la guerra “a misura d’uomo”. La difesa di una scienza aperta a tutti, esterna all’accademia e realizzata con un approccio pratico di prova ed errore piuttosto che grazie alla preparazione teorica  suonava probabilmente già anacronistico al tempo, perlomeno dal punto di vista degli scienziati professionisti. Ma acquista oggi, grazie alle tecnologie di connessione digitale e alle pratiche open source, nuova attualità. L’individuazione di un filo rosso che collega la celebrazione ottocentesca dell’inventore-eroe, i circoli di appassionati di tecnologia di inizio secolo e gli hacker contemporanei è probabilmente uno dei risultati più importanti della ricerca e richiede ulteriori studi.

La ricerca è basata sui numeri degli anni di guerra delle seguenti pubblicazioni:

  • La Domenica del Corriere (It) – interesse generale
  • Electrical Experimenter (USA)
  • Illustrated World – Science and Mechanics (USA)
  • L’Illustration (Fr) – interesse generale (immagini tratte dalla raccolta “L’Album de la Guerre”, Paris, L’Illustration, 1922, tomi 1 e 2)
  • Nos Tanks (Fr)
  • Popular Science Monthly (USA)
  • Popular Science Siftings (UK)
  • La Science et La Vie (Fr)
  • La Scienza per Tutti (It)
  • The Times History of the War (UK, supplemento settimanale del Times a tema bellico) – interesse generale
  • The Graphic (UK) – interesse generale

 

Disseminazione

Il principale obiettivo della ricerca era l’imbastimento di un’esposizione da tenersi nell’ambito delle iniziative del Festival della Scienza di Genova, edizione 2017. Tale mostra, ideata, realizzata e imbastita da Federico Mazzini, ha avuto a luogo al Munizioniere di Palazzo Ducale tra il 27 ottobre e il 5 novembre 2017. In una sola settimana la mostra ha raccolto, secondo le stime degli organizzatori del Festival, 1200 visitatori.

Il percorso espositivo era nettamente diviso in due parti. Pannelli a tema giallo trattavano delle principali tecnologie effettivamente impiegate durante il conflitto, presentando le illustrazioni trattte dalle riviste di divulgazione scientifica del tempo e spiegando nelle didascalie sia il funzionamento e il ruolo delle tecnologie nella guerra di trincea sia il loro effetto sulla società del tempo e sulla psicologia collettiva. Pannelli a tema arancione erano invece dedicati alle tecnologie immaginate, dall’uniciclo di trincea all’aereo trasparente, dal missile di terra telecomandato alle fortezze semoventi. Le relative didascalie spiegavano il funzionamento immaginato di queste invenzioni e il motivo del loro successo commerciale anche a scapito della loro impossibilità o scarsa praticità. La mostra era composta di 25 pannelli di presentazione delle immagini (più di 70) e 25 per le didascalie.

All’iniziativa si è accompagnato un catalogo, scritto dallo stesso Federico Mazzini e pubblicato dall’editore Orthotes di Salerno.

In parallelo con la mostra il Comitato e il Centro Interuniversitario di Storia Culturale hanno organizzato, in collaborazione con l’Università di Firenze e la Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, un convegno internazionale sui temi del progetto, dal titolo “Scienza tecnica e Grande Guerra. Realtà e immaginari” (Firenze, 18-19 ottobre 2017)

 

Finanziamento

Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio per gli anniversari di interesse nazionale

Partner

Centro Interuniversitario di Storia Culturale

Responsabili

Federico Mazzini
Carlotta Sorba
Luigi Tomassini

Allegati

locandina